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Perchè e come ridurre i numeri del Consiglio regionale
giovedì 29 settembre 2011

La Sardegna si trova nella strana situazione di dover rispondere agli anni della crisi più dura che ha dovuto affrontare negli ultimi decenni con una architettura istituzionale che tutti definiscono ormai desueta e inadeguata.

C’è bisogno di nuovi rapporti con lo Stato e nuove istituzioni capaci di determinare i cambiamenti necessari. Così le forze politiche sarebbero aiutate – sbloccate dalla loro attuale incapacità – a prendere le grandi decisioni che servono alla Sardegna, ma la realizzazione delle riforme si presenta come la più grande di queste decisioni e dunque le forze politiche non riescono a prenderla. Un paradosso, enunciato più o meno così da Gustavo Zagrebelski oltre venti anni fa, che riguarda tutto il Paese, ma in Sardegna assume una forma ancora più grave.

L’ultimo serio tentativo di affrontare la questione fu fatto nella scorsa legislatura con l’elaborazione ed il voto della legge sulla forma di governo della Regione (la cosiddetta legge statutaria) e con la non meno importante legge istitutiva della Consulta per l’elaborazione del nuovo Statuto speciale.

Entrambe non sortirono effetti pratici (oltre il dibattito politico e culturale che animò la discussione). Da allora sono passati quattro anni, e l’attuale non appare una legislatura a forte vocazione riformista.
Tuttavia, qualche colpo di coda è possibile, magari per costrizioni esterne, ed il Partito Democratico deve essere pronto, anche dall’opposizione, a mettere a disposizione della Sardegna le sue proposte.

La manovra economica di settembre 2011 può essere uno degli agenti esterni che riaccendono l’occasione delle riforme istituzionali. Per cavalcare l’onda di antipolitica derivante dal fatto che le istituzioni non hanno saputo affrontare nei tempi giusti il tema dei loro costi, il Governo ha fatto approvare una disposizione che esclude le regioni autonome dal poter utilizzare il fondo di perequazione/solidarietà previsto dal federalismo fiscale, e non le considera “virtuose” ai fini di un alleggerimento dei limiti del patto di stabilità, se entro sei mesi non riducono drasticamente il numero dei consiglieri regionali e degli assessori ed i loro compensi.

La Commissione Affari Costituzionali del Senato ha detto che la norma non è conforme a Costituzione, ma il voto di fiducia imposto al Parlamento ha spazzato via le obiezioni. Certo, potremo cavarcela dicendo che la produzione a getto continuo di proposte di riforma costituzionale della coppia Calderoli-Tremonti è al massimo un esempio moderno di sovversivismo delle classi dirigenti.
Ma penso invece che il tema politico sia maturo per la discussione e la decisione, a Cagliari come a Roma.

Proviamo a partire dal tema più semplice e complicato allo stesso tempo, quello che attiene la composizione del Consiglio Regionale. Non si tratta solo di cambiare un numero, ma di rilanciare un’idea attuale di rappresentanza politica della più importante assemblea politica e legislativa della Sardegna.

 E poiché si tratta di una revisione dello Statuto speciale, da farsi con legge costituzionale, penso si debba prendere una doppia iniziativa, anche come risposta alla arroganza demagogica del Governo. Una iniziativa legislativa in Consiglio regionale, che oltre la questione della sua composizione richiami la questione dimenticata delle riforme istituzionali in Sardegna. Una iniziativa legislativa nel Parlamento nazionale, impegnato in questi giorni, in Senato, a discutere dei disegni di legge di riduzione della composizione delle Camere.

Quello che segue è il testo di disegno di legge costituzionale per la riformulazione dell’articolo 16 dello Statuto speciale (Composizione del Consiglio regionale) che presento insieme ai senatori democratici Cabras e Scanu, aperti alla sottoscrizione dei parlamentari che lo vorranno condividere.

Con un esperimento di consultazione aperta – una sorta di wiki-iniziativa legislativa - sia la relazione, sia il  testo  sono offerti alla critica e alla proposta di chi vorrà discuterne i contenuti sulla rete. Le proposte di modifica sia del testo normativo, sia della relazione saranno prese in considerazione, in dialogo con chi se ne fa portavoce, per modificare il disegno di legge nel periodo in cui avverrà il drafting ( cioè nei prossimi 15/20 giorni).

Francesco Sanna

Cagliari - Roma, 24 settembre 2011