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Riforme e nuova legge elettorale: la proposta M5S un pasticcio
Francesco Sanna sull'Huffingtonpost esamina i contenuti della proposta dei Cinquestelle

Riporto sotto un pezzo che ho scritto per il blog del quotidiano on-line Huffingtonpost, all'indomani della " Inversione ad U" decisa da Beppe Grillo che è passato dalla derisione verso Renzie e il PD alla decisione di confrontarsi con i democratici. Nel quotidiano spiego  perchè i contenuti della riforma elettorale del M5S difficilmente possono essere la base del confronto. Ritengo però importante, pur in colpevole ritardo, che il leader Cinquestelle abbia deciso di "scongelare" la rappresentanza parlamentare di miloni di voti dei cittadini, come inutilmente lo invitarono a fare prima Pierluigi Bersani e poi Enrico Letta.

Chi volesse partecipare al dibattito in rete che si è aperto su quanto ho scritto può cliccare sul link dell'Huffingtonpost oppure collegarsi al mio sito o al mio profilo Facebook.

Francesco Sanna

Altro che Democratellum, ecco il Complicatellum

Dalle botte in Commissione Affari Costituzionali della Camera al "Le porgiamo i nostri migliori saluti, gentile presidente del Consiglio". Dalla denuncia di fantasiosi brogli al riconoscimento della legittimità democratica rafforzata dal voto europeo.

Dal "vinciamo noi e il giorno dopo Napolitano a casa", al "come auspicato da anni dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano". Dolci e mansuefatti, i capigruppo M5S di Camera e Senato, preceduti dalla conversione di Grillo e Casaleggio.

Tuttavia l'idea che il dialogo sulle riforme riparta dalla proposta di legge elettorale del Movimento, pomposamente battezzata Democratellum, appare notevolmente in salita.

Se fosse arrivata in risposta alla proposta del PD, nel gennaio 2014, sarebbe stata una notevole apertura alla prima opzione indicata da Matteo Renzi a tutte le forze politiche: sistema spagnolo con tante circoscrizioni piccole, dove si eleggono quattro o cinque deputati, soglia nazionale del 5% e premio di maggioranza per garantire che il giorno dopo le elezioni ci sia una maggioranza in Parlamento per il Governo.

Ma arriva dopo sei mesi in cui il Movimento ha corso la cavallina nichilista del "nessuna riforma in questa legislatura" e - soddisfatto di qualche fumo di barricata - ha lasciato campo libero a tutte le forze politiche senza toccare palla.

La proposta di oggi potrebbe essere più modestamente chiamata Complicatellum come primo nome, Incertellum come secondo.

Del sistema spagnolo perde difatti il robusto aggancio con le realtà territoriali storiche - le province - tagliando e cucendo per creare circoscrizioni non piccole, alcune di dimensioni superiori ai due milioni di abitanti.

Non ci sono soglie di sbarramento nazionali nel Complicatellum: e questo vuol dire che in Parlamento potranno entrare forze politiche molto concentrate sul territorio, ma non è detto che vi riesca una lista , che pure ottenga diversi milioni di voti, ma "spalmati" su tutte le circoscrizioni.

Non c'è l'attribuzione di un premio alla lista più votata, come invece nello schema offerto dal PD. Nel caso che essa non ottenga autonomamente la maggioranza assoluta dei seggi, il governo del Paese sarebbe riconsegnato alla giostra delle larghe intese.

Nessun premio, nemmeno alle coalizioni di liste. L'ideologia sottesa alla proposta pentasiderea è difatti che di coalizioni non se ne può parlare: ciascuno sta solo sul cuor della terra. E pace.

Da qui l'incertezza massima del risultato elettorale nella produzione di un risultato utile a formare un Governo tra forze omogenee. Ma anche l'altra qualità decantata della elaborazione pentastellata, il voto di preferenza/penalizzazione/panachage, è sufficientemente complicato da intimidire e inibire alla scelta anche un elettore esperto e forgiato alla scuola delle terne e quaterne incrociate della Prima Repubblica.

Nonostante le mani avanti protese dalla relazione che illustra la proposta di legge, sarebbero poi centinaia e centinaia le possibili combinazioni che un uso distorto del sistema metterebbero nelle mani di un controllo criminale o anche solamente clientelare del voto.

Nessuna misura, da ultimo, a favore della rappresentanza di genere, nonostante l'indicazione precisa dell'articolo 51 della Costituzione al legislatore elettorale.

Salvo sorprese, quindi, la proposta servirà a far uscire dall'angolo dei giochi parlamentari il Movimento divenuto oggi Partito, offrire un senso all'elettorato del cinquestelle deluso dalla frustrazione della inutilità, premiare qualche posizione interna e consegnare ad un provvisorio oblio chi si era troppo esposto nella versione precedente del gioco.

Francesco Sanna, deputato PD, Commissione Affari Costituzionali

Pubblicato sull'Huffingtonpost il 16 giugno 2014