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La nuova frontiera del Partito Democratico e i suoi candidati di frontiera

Cari internauti,

Walter Veltroni ha voluto imporre un forte anticipo alla preparazione delle liste per le elezioni politiche del 13 aprile. Il Partito Democratico affronta la sua prima sfida, la sua “nuova frontiera”. Un programma molto chiaro; scelte di coraggiosa discontinuità e non l’estenuata mediazione del 2006; promesse – vincendo - da mantenere subito.

Molti deputati e senatori sono stati sostituiti e con tutta probabilità verrà raggiunto l’obiettivo di raddoppiare in un colpo solo la presenza delle donne parlamentari, rispetto ai numeri di DS e Margherita nella legislatura che ci lasciamo alle spalle.

Alcune candidature di rottura e di immagine (giovani, donne, imprenditori, operai, militari) concentrano l’attenzione sul PD e cercano di soddisfare – seppur con qualche contraddizione – la voglia di “novità a prescindere” degli italiani stanchi e delusi di una politica debole e in grande crisi di credibilità.

Purtroppo, sia il mai sufficientemente maledetto Porcellum, sia la mancata effettuazione delle primarie hanno consentito troppa mano libera nel trapiantare e paracadutare qua e là candidati che non solo niente hanno a che fare con le regioni che li eleggeranno coattivamente, e nemmeno sono personalità di rilievo nazionale. Vedo anche, in alcuni casi, una applicazione arrogante e volgare di uno schema maggioranza/minoranza che mortifica il pluralismo interno (uno dei principi fondamentali dello Statuto PD), garantisce fortune politiche immeritate e peggiora, anziché innalzarla, la qualità delle liste e del Parlamento.

Monica Guerzoni sul Corriere della Sera di oggi, mi ha chiesto un’opinione sulle candidature. Le ho detto che per capire di più sulla novità del Partito Democratico al di là dei fuochi d’artificio sulle teste di lista e i paracadutati, di indagare invece sui molti candidati di confine: quelli che vengono eletti solo se si prende un voto in più del PDL nella loro regione (come ad esempio in Sardegna capita a me, con la candidatura al Senato), o se si vincono le elezioni in campo nazionale (come capita a Guido Melis e ad altri alla Camera). Semplicemente, siamo in molti a credere nel progetto.

Così, mi capita di spiegare alle persone che si dicono deluse delle liste PD della Sardegna, anche perché si aspettavano posizioni più “sicure” per i candidati nuovi, che in tali condizioni essere a presidio di questa frontiera mi onora molto.

Anzi, per dirla tutta, in questo modo ho l’impressione che a fare un parlamentare non sia la volontà di una cerchia ristretta di dirigenti politici, ma il consenso di cittadini decisivi. Voti pesanti e determinanti, strappati alla voglia di starsene a casa: quelli che fanno la differenza tra vincere e perdere.
Un anticipo della battaglia per la conferma del cambiamento in Sardegna, nelle elezioni regionali dell’anno prossimo.

E dunque, dopo una più che doverosa critica, ricacciamo delusioni e depressioni.

Io accetto la sfida, accetto la candidatura, e spero di fare insieme a molti una bella campagna per vincere le elezioni.

Francesco Sanna

Cagliari, 5 marzo 2008