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Riforma della II parte della Costituzione
L'intervento in Aula di Francesco Sanna nella discussione generale, Camera dei deputati 12 gennaio 2015

Discussione del DL di Riforma Costituzionale ( Aula Camera dei deputati, Roma 12 gennaio 2015, h.18:43)
  
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Sanna. Ne ha facoltà.

  FRANCESCO SANNA ( Video). Grazie Presidente, abbiamo sentito motivazioni di una non eccelsa, per così dire, consistenza ripetute molte volte, ma possiamo dire che ripetere le stesse inconsistenze molte volte fa, alla fine, non una addizione, ma una noia. Lo voglio dire ai colleghi che dicono che ci sarebbero più cose interessanti da discutere in questo Paese, ma, se loro ci ripetono sempre lo stesso inconsistente argomento per ore, ore e ore, invece di risparmiare il tempo del Parlamento e i soldi dei contribuenti per i problemi del Paese, loro aggravano un problema che tutto il Paese, invece, in questo momento, ci contesta. E noi dobbiamo essere in grado di rispondere con la concretezza dei nostri fatti, dei nostri fatti politici, piuttosto che con il filibustering parlamentare.

Sul tema, bisogna dire due cose. In primo luogo, è da accettare, perché è ormai un orientamento prevalente, perché è presente negli ordinamenti costituzionali occidentali, in tantissimi ordinamenti costituzionali occidentali, un sistema di bicameralismo non paritario, in cui una seconda Camera non è elettiva.

Molti di noi qui volevano fare, se ci fossero state le condizioni politiche, una seconda Camera come il Bundesrat tedesco. Il Bundesrat tedesco non è elettivo, ma anzi è la rappresentanza degli esecutivi dei Länder tedeschi.
  
La seconda cosa riguarda i numeri: noi staremmo facendo un'operazione non soddisfacente sotto il profilo dei numeri complessivi dei Parlamenti. Non è così. Lo voglio dire ai colleghi che, tra poco, voteranno questi emendamenti: non c’è nulla di cui vergognarsi. Infatti, quando il costituente nel 1947 aveva stabilito che i parlamentari italiani fossero 945, esistevano nel Paese 46 milioni di persone, di italiani; oggi ce ne sono 15 milioni in più e noi ci apprestiamo a fare un Parlamento di 730 deputati e senatori.
  
Quando si stabilisce un numero, bisogna farlo in relazione ad un territorio, che non è cambiato, al pluralismo politico, che si è esaltato in questi settanta anni di democrazia, e garantendo che le competenze – quelle che, talvolta, nei vostri interventi sinceramente non è dato di riscontrare – ci siano nel lavoro parlamentare, nelle Commissioni e nell'Aula.
  
Allora, noi faremo un Parlamento che, complessivamente, avrà, per rapporto tra popolazione e numero di rappresentanti, numeri ridotti, e sarà secondo solamente alla Germania: un deputato e un senatore ogni 83.500 abitanti. In Spagna, il rapporto sarà rispetto a 75 mila e continuerà ad essere tale, in Francia sarà un deputato e un senatore ogni 70 mila, ma potremmo anche dire che in Austria sono uno ogni 34 mila, in Belgio uno ogni 50 mila.

Questo equilibrio è ritrovato nei numeri che noi stiamo proponendo. Poi il Parlamento può lavorare meglio, può costare di meno, può produrre di più ed essere adeguato alla frontiera sempre nuova della democrazia. Ma non stiamo facendo la cosa vergognosa che voi raccontate: la vergogna ve la inventate e ve la cantate da soli, cari colleghi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

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