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Riforma costituzionale: il nuovo quorum per l'elezione del Capo dello Stato
Francesco Sanna ha svolto due interventi in Aula nella discussione e votazione degli emendamenti ( 26 gennaio 2015)

Esame Riforma Costituzionale: Nuovo quorum per eleggere il Capo dello Stato
  
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Francesco Sanna. Ne ha facoltà ( Video).

  FRANCESCO SANNA. Presidente, è certamente vero che le norme di cui stiamo discutendo non c'entrano con gli accordi politici di inizio legislatura sulle riforme costituzionali, ma entrano ovviamente come tentativo di modifica a gamba tesa sulla forma di Governo, cercando di riproporre il tema dell'elezione diretta del Presidente della Repubblica.

La scelta che abbiamo fatto è una scelta differente: il Presidente della Repubblica rimane organo di garanzia; giustamente viene eletto con un quorum rafforzato, prendendo atto degli indirizzi che registriamo su una legge maggioritaria alla Camera, e quindi una diminuzione dei numeri di composizione del Senato, che abbiamo invece confermato nel nostro voto qui; e poniamo rimedio a tutto questo attraverso un'elevazione del quorum dopo un certo numero di votazioni.

Non sarà possibile così il trasferimento automatico della maggioranza di Governo sulla maggioranza di elezione del Presidente della Repubblica, che sarà più ampia. Però, rispetto a una modifica nel senso voluto dagli emendamenti, e anche dall'intervento del presidente Brunetta per Forza Italia nella scorsa seduta, che argomentava dicendo che un rafforzamento federalista dello Stato pretende un contrappeso in capo al Presidente della Repubblica, faccio osservare che in questa riforma non c’è un segno di rafforzamento federalista, ma c’è piuttosto una semplificazione e una precisazione di distribuzione di poteri tra lo Stato centrale e le regioni.

Per questo motivo rimane la figura di Presidente della Repubblica che noi abbiamo conosciuto, rafforzata in alcuni suoi tratti di garanzia. Noi abbiamo un tema: continuare a precisare in termini moderni una forma di democrazia di indirizzo rispetto alla semplificazione della democrazia di investitura, come la definiva Leopoldo Elia. Io credo che stiamo facendo una buona cosa riconfermando l'impostazione di elezione del Presidente della Repubblica.

Con l'occasione ritiro il mio emendamento 21.17 e pongo un tema che sarà un tema di sfida invece per il prosieguo dei lavori di questa legislatura dopo l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica e dopo la chiusura del ciclo delle riforme costituzionali e cioè il tema che l'aggancio di questa figura e il suo modo di elezione alla mutata forma dello Stato italiano in rapporto con la Unione europea prevede, deve prevedere, a mio avviso, l'allargamento della platea ai parlamentari europei.

Chiudete un attimo gli occhi, pensate ai costituenti quando dissero «Parlamento in seduta comune più delegati delle regioni», le regioni sarebbero arrivate oltre vent'anni dopo, noi abbiamo il Parlamento europeo eletto direttamente con sistema proporzionale e, quindi, in modo da diluire anche l'effetto del maggioritario della Camera.

Abbiamo una grande occasione per completare la figura e la configurazione del Presidente della Repubblica, unendo nella sua missione una apertura verso l'Europa, il cambiamento della forma di Stato del Paese e anche, se volete, un addolcimento dell'impatto maggioritario della composizione della Camera su un Senato più ristretto. Confermo quindi il ritiro dell'emendamento 21.17, a mia firma, e il voto negativo sugli emendamenti che prevedono l'elezione diretta del Presidente.


Esame Riforma Costituzionale, i termini: Stato e Repubblica

  PRESIDENTE. Colleghi ! Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Sanna. Ne ha facoltà.

  FRANCESCO SANNA. Grazie Presidente, colleghi, l'espressione «Repubblica» e l'espressione «Stato» possono convivere dentro la Costituzione, come hanno convissuto per settant'anni. La Repubblica è un concetto più ampio di Stato ed è vero che contiene anche l'elemento della comunità, oltre che l'elemento delle istituzioni che rappresentano la comunità e sono espressione della sovranità popolare, lo dimostra il fatto che noi stiamo modificando l'ordinamento di un Senato della Repubblica, non un Senato dello Stato.

E rimane, all'interno del nostro ordinamento, la possibilità che lo Stato, davanti alla Corte costituzionale, sollevi un conflitto di attribuzione nei confronti di una regione. E si trovano due parti davanti ad un organo, la Corte costituzionale, che è organo di garanzia della Repubblica e non dello Stato. Quindi, convivono bene Stato e Repubblica nella medesima Costituzione: non stiamo stravolgendo assolutamente nulla (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Roma, Aula della Camera, lunedì 26 gennaio 2015

 

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