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Il dibattito sulla Riforma Costituzionale: i ruoli di Camera e Senato; lo stato di guerra; iniziativa legislativa popolare
I tre interventi di Francesco Sanna nel dibattito dell'Aula della Camera del 13 febbraio 2015

I distinti ruoli delle nuove Camere ( seduta pomeridiana di venerdì 13 febbraio 2015- Camera dei deputati h. 16:38) VIDEO1

PRESIDENTE. Passiamo quindi alla votazionedell’emendamento Giorgis 10.22.  Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Sanna. Ne ha facoltà.

FRANCESCO SANNA. Grazie Presidente, colleghi,  signori del Governo, è una  proposta emendativa che dà l’occasione di  una lettura differente rispetto a quella  normalmente ironica, denigratoria a volte,  del sistema legislativo che verrà fuori dalle modifiche che noi diamo alla Costituzione su questo punto. Stiamo definendo delle  competenze del Senato e della Camera insieme, competenze differenziate rispetto all’abitudine che avevamo di considerare  entrambe queste Camere come due rami dello stesso Parlamento che facevano esattamente la stessa cosa.

Voglio dire all’onorevole Sannicandro che è chiaro che è  molto più semplice – ed è un compito che i nostri costituenti avevano svolto egregiamente– descrivere il lavoro e le competenze delle Camere che fanno lo stesso tipo di lavoro legislativo, rispetto a due che fanno cose diverse. Basta, nel primo caso, come era originariamente nel nostro articolo 70, dire che il Parlamento fa le leggi.Il Parlamento fa le leggi, ma noi vogliamo fare un Parlamento diverso da quello del passato.

Noi vogliamo fare un Parlamento, le cui competenze sono differenziate, in  cui il Senato della Repubblica interviene solo nel momento in cui noi abbiamo, da parte del Senato della Repubblica medesimo, un richiamo di una legge che quel ramo del Parlamento nuovo, composto dai legislatori regionali e dai sindaci, avrà interesse a sviluppare; oppure, che interviene quando ci saranno leggi di importanza fondamentale, come le leggi elettorali, le leggi costituzionali o quelle che riguardano le funzioni fondamentali dei comuni e delle città metropolitane. In questo caso, ci sarà una competenza legislativa piena, che somiglierà a quella che conosciamo già da ora.

Nel dialogo tra il Senato nuovo delle autonomie e la Camera dei deputati arriveremo ad un punto in cui non vi sarà più la possibilità di una navette continua tra l’una e l’altra Camera, ma ci sarà la possibilità che la Camera dei deputati ponga la parola fine al dialogo con l’altro ramo del Parlamento, o con un voto a maggioranza semplice, o con un voto a maggioranza particolarmente qualificata, quella assoluta, nel momento in cui il Senato si esprimesse in un confronto molto deciso e molto duro nei confronti dell’altra Camera, quindi con una maggioranza assoluta.

Sarà più complesso ? Sarà meno complesso? Sicuramente sarà meno complesso di oggi perché il corretto modo di guardare al lavoro della seconda Camera, cioè del Senato delle autonomie, sarà un modo completamente differente, non generalista, specializzato, rispetto a come oggi invece accade. E, dall’altra parte, la Camera dei deputati dovrà svolgere il suo lavoro in una maniera del tutto diversa da quella con cui lo svolge oggi, molto puntuale, perché deve sapere che sarà possibile che essa faccia l’unica lettura di una legge che il Senato non richiamerà.

Questo emendamento, sottoscritto come primo firmatario dal collega Giorgis, interviene nella definizione e nella riscrittura della funzione legislativa esercitata collettivamente dalle due Camere. Ed è un emendamento che noi sosteniamo perché è una riscrittura positiva; è una riscrittura che in qualche modo mette nelle condizioni di garantire la possibilità di una migliore lettura delle materie e di una
maggiore capacità di intervenire nel richiamo da parte del Senato.

Vi è, infatti, la previsione per la Camera, qualora il Senato approvi modifiche del testo a maggioranza dei tre quinti dei componenti, di un potere di conformarsi solo pronunciandosi,nella votazione finale, con la maggioranza assoluta dei suoi componenti.

Io credo che l’applicazione di questi sistemi sarà capace di svelare una modalità nuova e non quella ridicolizzata che in qualche modo abbiamo sentito nel nostro dibattito molto spesso. Grazie (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Scelta Civica per l’Italia).

Iniziativa legislativa popolare ( seduta pomeridiana di venerdì 13 febbraio 2015- Camera dei deputati h. 18:08) VIDEO2

PRESIDENTE: Passiamo alla votazione dell'articolo 11. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Sanna. Ne ha facoltà.

  FRANCESCO SANNA. Grazie Presidente, colleghi, una breve dichiarazione di voto sull'articolo 11 che riscrive l'articolo 71 della Costituzione. Sempre in garbatissima polemica con chi, giustamente, è innamorato delle forme belle della Costituzione – una tra le più belle del mondo, direi, nella parte dei principi supremi e un po’ meno in quella del funzionamento dello Stato e delle Camere – riconosco che certamente noi allunghiamo l'articolo 71, ma dico che lo miglioriamo nei contenuti, che sono a favore del riconoscimento dell'iniziativa politica dei cittadini.
  Infatti, non ci fermiamo semplicemente a stabilire a chi spetta l'iniziativa delle leggi, ma nel nuovo sistema bicamerale precisiamo che la nuova Camera, il Senato costituito dalle rappresentanze dei consigli regionali e delle autonomie locali, può pretendere, a maggioranza assoluta dei suoi membri, che la Camera di indirizzo politico, quella che pone la parola fine alla navette e al dialogo che caratterizza il nuovo bicameralismo differenziato, deve procedere all'esame e alla pronuncia, cioè deve dire un «sì» o un «no», rispetto ad una proposta legislativa del Senato, entro sei mesi dalla data di deliberazione del Senato della Repubblica.

Vorrei che portassimo attenzione, nel votare a favore, come voteremo a favore, di questo nuovo testo dell'articolo 71, guardiamo come miglioriamo la previsione dell'esercizio dell'iniziativa legislativa popolare che è un istituto, direi, andato quasi in desuetudine nel raggiungimento degli scopi che il costituente voleva attribuirgli, perché, semplicemente, tutti i progetti di iniziativa parlamentare e di Governo precedono sempre, con la forza che hanno dall'attivismo dell'uno e dall'altro, organo costituzionale da una parte, gruppi parlamentari e singoli parlamentari dall'altra, alle leggi di iniziativa popolare.
  Noi eleviamo il numero di firme necessarie, perché si proponga l'iniziativa legislativa del popolo, ma la discussione e la deliberazione conclusiva della proposta di legge d'iniziativa popolare deve avvenire entro termini certi, e attraverso passaggi sicuramente definiti da una previsione costituzionale, dei Regolamenti parlamentari. Questa è una norma di indirizzo stringente, che noi faremmo bene, questa è la mia opinione, ad anticipare nella riscrittura del Regolamento della Camera e di quello del Senato che, secondo me, anche prima dell'ultima lettura delle riforme costituzionali, sarebbe opportuno approvare.

Così come, e questo è un istituto del tutto nuovo rispetto alla previsione costituzionale del 1948, prevediamo che la partecipazione dei cittadini alla determinazione delle politiche pubbliche trovi una propria capacità di sviluppo e di indirizzo anche con l'indizione di referendum popolari propositivi e di indirizzo, nonché con altre forme di consultazione delle formazioni sociali.
  Qui dovremo lavorarci ancora, perché la previsione non è di dettaglio, è una previsione che rimanda a una legge costituzionale; c’è lo spazio – lo voglio dire, anche, a chi è andato via dall'Aula in una legittima, anche se sbagliata, opzione di contestazione politica – c’è tutto lo spazio, nell'elaborazione della legge costituzionale,di riprendere questo tema e di decidere come, nel tempo moderno, rapportare la democrazia rappresentativa alla democrazia diretta, che è l'altro grande tema che ci siamo posti in questa revisione costituzionale, insieme a quello del rapporto tra la democrazia di investitura e la democrazia di indirizzo.
  Questa norma – l'ultimo comma dell'articolo 71 – completa il disegno, prevedendo che la legge costituzionale specifichi come il referendum di indirizzo condizioni l'attività di Governo e Parlamento e come procedere a rendere immediatamente pronte ed efficaci nell'ordinamento giuridico le disposizioni recate dal referendum propositivo.
  Per ultimo, la legge, questa volta definita e approvata da entrambe le Camere, dovrà spiegarci come le modalità di attuazione si dispiegheranno nel rendere concreto e operativo lo strumento che noi, per la prima volta, prevediamo.

 

Il quorum per la dichiarazione dello stato di guerra( seduta notturna di venerdì 13 febbraio 2015- Camera dei deputati h. 23:37) VIDEO3

  PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Francesco Sanna. Ne ha facoltà.

  FRANCESCO SANNA. Signor Presidente, devo riconoscere che sulla deliberazione dello stato di guerra la discussione della Commissione affari costituzionali è stata tale da portare alla decisione di mantenere aperta la discussione, la determinazione del punto di caduta, sino ai lavori dell'Aula.

Ben conoscendo il lavoro svolto da molti dei sottoscrittori dell'emendamento a prima firma del collega Galli, essendomi appassionato a questo tema e avendo avuto anche l'opportunità di discutere con molti altri colleghi – che invece erano d'accordo nel mantenere l'impostazione della originaria determinazione dell'attuale articolo 78 della Costituzione (quindi una dichiarazione dello stato di guerra che il Parlamento delibera senza necessità di individuare un quorum minimo) – vorrei esporre le ragioni della mia opzione, che credo che sarà poi quella di tanti altri deputati.

Mi riferisco principalmente all'argomento che è stato portato, cioè alla possibilità dell'introduzione nel nostro sistema istituzionale incidente sulla forma di governo, di una legge elettorale maggioritaria. Infatti, l'articolo 78 è stato pensato in un tempo in cui il sistema di legge elettorale non fu volontariamente costituzionalizzato, dal momento che quello proporzionale puro, con qualche sbarramento di fatto, si intendeva come un sistema «naturalmente costituzionale» o implicitamente adeguato a quel tema, che la Costituzione aveva scelto di non disciplinare.

Quindi è giusto il ragionamento di un rafforzamento del principio di trasferimento della sovranità popolare, nella decisione del Governo e della decisione del Parlamento con l'individuazione del quorum. Ritengo che un quorum dei due terzi siano troppo alti, i due terzi sono il quorum estremo che la Costituzione richiede per scelte che hanno il tempo di una ponderazione molto lunga, il mutamento per esempio di una regola costituzionale.

Una legge costituzionale che voglia evitare il referendum, quindi un tempo minimo di discussione, la doppia lettura delle Camere, i tre mesi per raccogliere le firme per un referendum, ha i due terzi come soglia, superata la quale non si procede a referendum e si va a avere un testo costituzionale immediatamente efficace.

Qui stiamo parlando di un campo opposto stiamo parlando di un tempo in cui non si dà un'iniziativa militare italiana di aggressione perché è vietata dall'articolo 11 della Costituzione; non si dà quindi una guerra di aggressione italiana perché saremmo fuori dal contesto costituzionale e saremmo quindi dentro uno stravolgimento della forma costituzionale italiana, saremmo davanti a un colpo di Stato.

Non si dà nemmeno un tema di ordine pubblico interno. Mi fa piacere che si ci sia il Ministro dell'interno, nella nostra discussione abbiamo chiarito che non esiste possibilità di azionare l'articolo 78 della Costituzione per motivi di ordine pubblico interno, non è questa la guerra di cui parla l'articolo 78 della Costituzione.
  Quindi noi – qui mi fa piacere lasciare una traccia interpretativa – perché ascoltando l'intervento molto bello del collega Galli ho trovato un possibile baco nel suo ragionamento, nel rapporto tra voto del Parlamento e iniziativa del Governo. Io ritengo che siamo nel campo opposto: una dichiarazione di guerra che consegue ad un atto di aggressione e oggi gli atti di aggressione possono essere di una rapidità tale, come è stato detto, da rendere complicata la convocazione del Parlamento o il raggiungimento del luogo, fisicamente espresso in quest'Aula (perché il Senato non sarà più coinvolto nella deliberazione dello stato di guerra).

Essendo tutti d'accordo che bisogna reagire ad un esercito straniero aggressore, e ingiustamente aggressore, potrebbe accadere che semplicemente manchi il numero legale. Noi questa cosa dobbiamo evitarla e la evitiamo raccogliendo l'invito a rafforzare l'articolo 78 con un quorum e al tempo stesso però mantenendo questo quorum nella ragionevolezza.

La stessa ragionevolezza che viene poi confermata nel testo dell'articolo 78, che come dicevano i nostri costituenti conferisce al Governo non più i pieni poteri per la gestione della manovra militare ma solamente i poteri necessari. E qui il Parlamento potrà sia graduarli, sia delimitarli, sia escluderli laddove non li ritenesse per l'appunto utili alla risposta militare derivante da un'aggressione esterna (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).


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