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Camera dei deputati: Discussione generale sull'Italicum
L'intervento di Francesco Sanna nell'Aula della Camera, luned 27 aprile 2015

Discussione del testo unificato delle proposte di legge: Disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati (Approvate, in un testo unificato, dalla Camera e modificate dal Senato).

FRANCESCO SANNA (VIDEO dell'intervento). «Questo Governo considera le riforme istituzionali un punto fondamentale del suo programma, pertanto intende dare il suo contributo allo stesso processo di riforma del sistema elettorale assumendo la responsabilità delle necessarie iniziative ai fini del dibattito parlamentare».

In tanti tempi, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, i governi si sono fatti carico, in quanto parte fondamentale del continuum tra la maggioranza e l'esecutivo, della necessità di intervenire sulle riforme istituzionali. E la legge elettorale è una delle più importanti riforme istituzionali.

Anche l'onorevole Massimo D'Alema, nel testo che ho letto, nella relazione introduttiva al disegno di legge con cui nel febbraio del 1999 il suo Governo, composto da colleghi che ancora siedono in questo Parlamento, nel centrosinistra di questo Parlamento, aveva assunto un'iniziativa importante e significativa, perché sosteneva – io credo a giusta ragione, come poi fecero tanti altri governi come ha fatto il Governo Letta o come fa oggi il Governo Renzi – l'iniziativa in materia di riforma istituzionale.

Questa iniziativa non riguarda solamente il Governo e la sua maggioranza, ma riguarda – hanno ragione i colleghi che lo hanno sostenuto – la responsabilità delle singole forze politiche e dei singoli parlamentari. Per quanto mi riguarda, mi sento vincolato non solamente per la storia del passato dei partiti che hanno dato origine al Partito democratico, che possono ritrovare nella proposta che noi oggi siamo chiamati ad approvare tante delle idee che hanno costruito l'ossatura programmatica proposta ai cittadini per la riforma dello Stato, la riforma della rappresentanza popolare per la migliore qualità della democrazia;

ma anche per la regola che mi sono autoimposto nel momento in cui ho accettato la candidatura alle elezioni: di osservare la regola scritta nella carta d'intenti di Italia Bene Comune (mi dispiace che ci siano in Aula pochi amici di SEL, che questo patto lo hanno rotto due settimane dopo l'inizio della legislatura), in cui, quando avevamo qualche problema di contenuto, dicevamo che ci impegnavamo tutti a «vincolare la risoluzione di controversie relative ai singoli atti o provvedimenti rilevanti a una votazione a maggioranza qualificata dei gruppi parlamentari».

Io credo che nel mio partito questo sia avvenuto, che sia avvenuto anche in una sede politica, ma in questa parlamentare oggi mi interessa di più, e penso che oggi noi dobbiamo tirare le fila di questo ragionamento, rispettando tutte le opinioni, ma non falsificando quelle che non ci piacciono.

Noi oggi abbiamo una discussione ancora aperta per il semplice motivo che una parte della maggioranza ben più ampia di quella che sostiene l'attuale Governo ha rotto la sua disponibilità a fare le riforme istituzionali dopo l'elezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica. E mi dispiace, colleghi di Forza Italia, in ogni vostro intervento questo ha avuto una significativa trasparenza anche se in alcuni altri avete cercato di celarla questa motivazione.

Io riconfermo che abbiamo fatto bene a eleggere Mattarella e abbiamo fatto bene a confermare una forma di Governo nella quale il Presidente della Repubblica assume una figura, una fisionomia di garanzia come quella assicurata dal Presidente Mattarella.

Si è detto che questa legge affossa il pluralismo e non favorirà il bipartitismo; sono ragionamenti di natura politologica, ma io non sono d'accordo su questo. La nuova legge elettorale avrà un uso flessibile, perché la lista che competerà al ballottaggio potrà essere composta certo da un solo partito, ma potrà ben essere una lista coalizionale. Favorirà un'evoluzione del sistema politico nel senso del bipartitismo? Credo di sì, ma lascerei all'iniziativa politica delle forze reali del Paese e alla sua storia, il fatto che questo accadrà.

Io credo che per evitare quello che Maurice Duverger chiamava «la democrazia senza popolo», cioè l'accordo permanente e non eccezionale, con l'applauso delle tecnocrazie, tra il centrodestra e il centrosinistra – e mi fa specie che chi promuoveva Occupy PD oggi si ponga una preoccupazione di senso contrario – noi dobbiamo avere una legge che dia ai cittadini il potere di investitura di un ampio fronte politico che si assuma la responsabilità del Governo.

Siamo a metà della legislatura: serve fissare le regole, perché tutte le forze politiche organizzate si strutturino secondo le possibilità che la nuova legge darà. Se modifiche saranno necessarie, potranno farsi con iniziative che attraverseranno i partiti, iniziative referendarie e iniziative parlamentari.

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