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Illustrazione della Mozione sulla Vertenza Sardegna
L'intervento di Francesco Sanna nell'Aula della Camera ( Roma 11 maggio 2015)

Camera dei deputati- Discussione della Mozione del PD sulla vertenza Sardegna ( Roma, Lunedì 11 maggio 2015)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Francesco Sanna. Ne ha facoltà.

FRANCESCO SANNA ( VIDEO). Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, credo che il dibattito abbia dimostrato un'importante e significativa convergenza fra tutti coloro che sono intervenuti a raccontare i contenuti delle mozioni presentate. E penso anche che non sarà difficile convergere nel voto, spero già nella giornata di domani, su tutte le mozioni. Questo non significa, ovviamente, approvarle con leggerezza e per questo motivo attenderemo un parere del Governo che pesi la parola «favorevole».

Se questo parere sarà favorevole, sarà un impegno serio del Governo ad affrontare i temi che vengono evocati nelle mozioni in un modo diverso da una misura ordinaria
Infatti tutti i temi richiamati nei testi che abbiamo sottoposto all'esame dell'Aula hanno questa caratteristica: distinguono la questione ad esempio dei trasporti, ad esempio dell'energia, ad esempio della qualità di alcuni servizi, rispetto al tema generale che si pone per le medesime questioni in tutto il resto d'Italia, cercando di focalizzare, da una parte, la specifica entità e qualità insulare del problema – quella della insularità è una questione che è al centro della mozione del Partito Democratico – e, da un altro punto di vista, provando ad indicare la strada al Governo su come affrontare questi temi.

Pertanto ritengo che, per quanto riguarda la mozione firmata dai parlamentari del Partito Democratico (ma non ho difficoltà a riconoscere un tentativo di farlo anche nelle altre mozioni), noi proponiamo al Governo un approccio riformista, non un approccio generico, non un approccio indefinito. Su ogni punto di impegno della mozione voi trovate rappresentato, signori del Governo, un dossier di competenza statale e dovete decidere, come noi vi chiediamo di fare, se si riesce a mettercela tutta a congiungere i punti di questo dossier.

Ritengo che non sia opportuno, non sia necessario e forse è probabilmente sbagliato istituire una sorta di ministero della Sardegna ma sicuramente come è accaduto in altre occasioni del passato, con altri Governi sarebbe molto giusto e molto opportuno che vi fosse sul tema della Sardegna una gestione governativa unitaria, dove quello che fa il Ministero dello sviluppo economico non si scontra con quello che fa il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare; quello che fa il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo non si scontra con quello che fa il Ministero della difesa e quello che fa la Presidenza del Consiglio non ignori quello che fanno tutti gli altri dicasteri che la Presidenza dovrebbe in qualche modo coordinare. Questa è un'ambizione grande.

Quindi quando voi direte, come io auspico, e lo direte al maggior partito di maggioranza che sostiene Governo: «Sì, siamo d'accordo ad impegnarci sui punti che ci sottoponete», state prendendo un impegno molto serio. Da questa parte, dalla parte del Parlamento, avrete tutta la collaborazione di cui saremo capaci. In ogni Commissione – saremmo pochi ma siamo in tutte le Commissioni – quando apriamo bocca i colleghi ci riconoscono quantomeno la serietà che la simpatia nazionale e non solo nazionale riconosce ai sardi. Quindi ci avrete dalla vostra parte nel trovare le soluzioni, non l'evocazione semplice dei problemi.

Provo a dire alcuni di questi temi che vi sollecito a considerare molto attentamente. Il primo: recuperiamo rapidamente un rapporto leale e collaborativo tra lo Stato e la regione. La statistica di leggi regionali impugnate dallo Stato e di leggi statali impugnate dalla regione davanti alla Corte costituzionale è una statistica in cui la Corte dice sì molto spesso sia allo Stato e dice sì molto spesso alla regione. Cosa vuol dire ? Vuol dire che lo Stato «se la tenta» e vuol dire che la regione «se la tenta» a rompere i limiti della leale collaborazione, che è il principio con il quale molto semplicemente ciascuna parte della Repubblica sta nell'esercizio anche impegnativo dei propri poteri costituzionalmente definiti. Perché la regione Sardegna è una regione a statuto speciale che ha i suoi poteri definiti da una norma di rango costituzionale. Questo crea mille problemi: problemi di relazione, di lentezza amministrativa, di incapacità di attuazione dei provvedimenti da parte dello Stato, recuperi repentini e tardivi da parte della regione, magari un tentativo appunto di sviare dai suoi compiti e distogliersi dalle sue responsabilità e dalla responsabilità dei grandi poteri che lo statuto conferisce ad essa.

Noi suggeriamo nella mozione di fare una campagna straordinaria, di aprire una stagione straordinaria di utilizzo del sistema pattizio che è previsto appunto dallo statuto speciale della Sardegna, cioè delle norme di attuazione allo statuto dove per problemi fondamentali e importanti abbiamo la possibilità di negoziare – da una parte lo Stato mediante il Governo, da un'altra parte la regione – norme che calino nell'ambito della specialità sarda interessi, discipline, contenuti di temi che sono di diretta rilevanza costituzionale in quanto contenuti nelle competenze che la Costituzione attribuisce alla Sardegna.

Da un altro punto di vista, tutto quello che lo Stato fa verso la Sardegna nelle sue grandi operazioni di riforma dell'apparato statale con agganci alla sua presenza in Sardegna, bene, questo lo si faccia con le norme di attuazione, non con tentativi di prevaricazione legislativa. È una strada che ci viene imposta e suggerita, appunto, dal principio di leale collaborazione. Questo significa, per esempio, non fingere che la regione Sardegna non sia, come viene detto, l'unica isola d'Italia; ciò non è che lo si dice per ignoranza della geografia, ma perché sappiamo che per arrivare in Sicilia ci mettiamo un'ora di traghetto, arrivare – come è capitato a me, oggi, con gli annullamenti dei voli – dalla Sardegna a Roma è un pochino più complicato. Possiamo dire, quindi, che l'unica isola d'Italia ha diritto, oggi, a godere della sua insularità, non a patire della sua insularità.

E il resto di Italia deve godere del fatto di avere nel mezzo del Mediterraneo una delle più grandi isole del Mediterraneo stesso, per la sua geopolitica, per la sua apertura al tema di cos’è il Mediterraneo, oggi, nella dimensione mondiale, globalizzante che questo mare oggi rappresenta e per rappresentare al meglio che cos’è l'Italia dopo le primavere arabe e il loro repentino sfiorire. Ma se sfioriscono, lo fanno anche perché noi non facciamo pienamente il nostro dovere e, quindi, il Mediterraneo con la Sardegna è un aspetto assolutamente importante.

Fate giocare un ruolo alla grande e vera isola italiana nel Mediterraneo; questo significa, per esempio, che se riusciamo a riorganizzare per bene i trasporti, modificando le convenzioni con norme di attuazione in materia di continuità territoriale, rifacciamo conquistare il senso di un'insularità positiva a questa terra.
  PRESIDENTE. Deve concludere.
  FRANCESCO SANNA. Aggiungo un'ultima cosa, se lei mi consente, Presidente, ed è la seguente: c’è un vero e grande gap che riguarda oggi la Sardegna, ne hanno parlato i colleghi, un gap che riguarda l'ambiente e che riguarda i costi energetici.

La Sardegna è l'unico pezzo d'Italia dove non è disponibile il metano. È possibile far fare a questo pezzo d'Italia, con grande vantaggio del resto d'Italia, un salto accelerato nel tempo, facendo in cinque anni quello che il resto del Mezzogiorno ha fatto in cinquanta anni, semplicemente, come sosteniamo nella nostra mozione, iniziando dalla Sardegna a fare quello che ci chiede l'Europa sul versante della nuova utilizzazione del modo di trasportare e usare il metano; non attraverso l'espansione reticolare dei gasdotti, che creano i vincoli geopolitici che oggi conosciamo, ma attraverso l'utilizzazione del gas naturale liquido. Sembra una cosa che attiene alla tecnologia, attiene, in realtà, alla possibilità di avere immediatamente sviluppo, lavoro e innovazione tecnologica in una terra che è disponibile a diventare la prima isola verde del Mediterraneo e dell'Italia.

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