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Il ruolo delle Regioni a Statuto speciale
Interventi nell'Aula della Camera sulla Riforma dello Statuto del Friuli-Venezia-Giulia ( 27 gennaio e 2 febbr. 2016)

Intervento in Aula alla Camera a sostegno delle Regioni a Statuto Speciale: il caso Friuli ( mercoledì 27 gennaio 2016). VIDEO

PRESIDENTE. Prendo atto che il rappresentante del Governo si riserva di intervenire successivamente.
   È iscritto a parlare l'onorevole Sanna. Ne ha facoltà.

  FRANCESCO SANNA. Grazie, Presidente, colleghi, all'autonomia speciale si può contrapporre un argomento – e tanti hanno questa opinione oggi – che non abbia più senso, ma, se si ritiene che abbia senso, come dovrebbero pensarla tutti coloro che sono ispirati ad un ragionamento di corretta lettura storica, anche dell'esperienza delle nostre regioni a statuto speciale, dobbiamo mantenere le conseguenze che sono scritte nella specialità.

Nella specialità del Friuli Venezia Giulia, come in quella della Sicilia, della Sardegna, del Trentino Alto Adige e della Valle d'Aosta, c’è sicuramente, dal 1993, quindi da oltre vent'anni, la possibilità di curare, sotto l'aspetto legislativo, in modo esclusivo e integrale l'assetto delle autonomie locali.

Quindi, anche quello che è oggetto della critica, oggi, diciamo di metodo, che abbiamo ascoltato, della Lega Nord, che non si capisce, quando propone province autonome, se voglia proporre l'istituzione di nuove microregioni dentro il Friuli Venezia Giulia – sembrerebbe così, posto che l'unico senso dell'espressione «provincia autonoma» è questo –, o se pure voglia sopraffare, con questa proposta, i poteri della stessa regione e del consiglio regionale, che esso solo ha – quindi non più lo Stato, ma solo il consiglio regionale –: il potere di istituire o regolare diversamente il sistema degli enti locali di quella regione.

Ciò con un piccolo problema, che – così come capita allo Statuto della Sardegna, unica altra regione a contenere esplicitamente questo riferimento, perché la Sicilia non lo ha più, anzi non lo ha mai avuto dall'inizio della sua storia autonomistica – vi è un riferimento alle province, che può essere considerato impeditivo di una profonda riorganizzazione delle autonomie locali.

A livello nazionale, stiamo dicendo che questa operazione la vogliamo fare, facendo ripartire i poteri delle autonomie locali, secondo il principio di sussidiarietà dal basso, e quindi reinvestendo sui comuni e reinvestendo sulla regione; tutto quello che c’è tra i comuni e la regione va redistribuito secondo un'accurata applicazione del principio, non solo di sussidiarietà, ma anche di adeguatezza: colloco la funzione dove è meglio collocarla.

È una funzione che può essere svolta da un comune ? La colloco presso i comuni. È una funzione di programmazione generale della regione ? La colloco presso la regione. È una funzione di area vasta ? Devo organizzare un sistema di gestione delle funzioni di area vasta, quello che sta facendo il Friuli.

Ma io, qui, nell'Aula del Parlamento italiano non devo parlare di cosa sta facendo il consiglio regionale del Friuli, non perché non mi interessi, ma perché sono profondamente rispettoso del potere che si esprime in quell'assemblea legislativa, che ha la stessa dignità di tutte le altre assemblee legislative delle regioni.

Allora, mi fermo a quello che propone il consiglio regionale del Friuli, il Friuli-Venezia Giulia – è un omaggio agli amici di Trieste, che non devono essere dimenticati mai durante l'esposizione completa, appunto, del nome della regione –, e scopro che è tutto molto sensato.

Quindi, che cosa dice questo disegno di legge costituzionale ? Sopprime le province, ma richiama implicitamente un potere forte del consiglio regionale, di riorganizzazione del sistema delle autonomie locali; abbassa da venticinque a diciotto anni l'elettorato passivo per potersi candidare nel consiglio regionale; attiva un principio per cui serviranno meno firme (5.000 e non più 10.000) per l'iniziativa legislativa popolare.

Questa potrebbe essere, per il Friuli-Venezia Giulia, l'ultima delle revisioni dello Statuto – anzi, io auspico che lo sia – fatta col sistema che stiamo applicando: l'articolo 138 della Costituzione e le disposizioni dello Statuto.

Infatti, con la riforma, una revisione complessiva dei poteri delle regioni speciali passerà certamente attraverso una lettura finale del Parlamento, ma sulla base delle intese tra la regione e lo Stato, quindi, tra le regioni autonome e il Governo italiano, con tutti gli strumenti di partecipazione del Parlamento che seguirà la fase negoziale e pattizia; dico pattizia sapendo cosa voglio dire e insistendo su questa espressione, perché c’è lì la possibilità di intrecciare la sorte e il futuro rinnovato della specialità delle nostre regioni, di quella del Friuli Venezia Giulia, che però si ritrova nella possibilità, oggi, di concludere rapidamente un profondo restyling dei suoi poteri, per quanto riguarda il sistema delle autonomie locali.

Tutto quello che si discute a Trieste e in Friuli Venezia Giulia, negli organi politici della regione autonoma, è un tema che legittimamente può vederci su posizioni differenti, ma riguarda – direi, rispettosamente – quel livello di discussione politica.

Noi, qui, creiamo solo le condizioni di possibilità perché in futuro e, nella pienezza democratica, il consiglio regionale, l'Assemblea democratica delFriuli-Venezia Giulia si possa esprimere – ripeto – nella pienezza dei poteri autonomistici.


Proposta di legge costituzionale S. 1298: Modifiche allo Statuto speciale della regione Friuli Venezia Giulia (Approvata, in prima deliberazione, dal Senato) (A.C. 3224) e dell'abbinata proposta di legge costituzionale di iniziativa del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia (A.C. 2060) (Seguito della discussione ed approvazione) SEDUTA ANTIMERIDIANA DEL 2 FEBBRAIO 2016.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il collega Sanna. Ne ha facoltà (VIDEO).

  FRANCESCO SANNA. Presidente e colleghi, la domanda che pongono tutte insieme le questioni sospensive è una sola, ed è contigua ad una pregiudiziale di costituzionalità: è corretto metodologicamente modificare lo statuto di una regione speciale, quando ancora una parte della Costituzione, che dispone analogamente al contenuto che si vuole modificare, rimane in piedi, perché il Parlamento non ha finito di modificarla o perché il popolo non si è espresso nel referendum ? La risposta, colleghi che avete proposto la domanda, è: sì, è metodologicamente e costituzionalmente corretto.

Perché gli statuti speciali delle regioni autonome esattamente questo contenuto hanno: disporre in maniera differenziata rispetto a tutto il complesso delle altre regioni, che trovano una loro radice di contenuto costituzionale nella previsione degli statuti ordinari e nella nostra Costituzione.

La fonte degli statuti speciali per questo motivo è una fonte costituzionale, e la legge che noi stiamo andando ad iniziare ad esaminare in Aula è una legge costituzionale. È quindi possibile che il Friuli-Venezia Giulia disponga nel proprio statuto diversamente da tutte le regioni ordinarie, ma anche da tutte le regioni ad autonomia speciale come la Sicilia, la Sardegna e le altre regioni differenziate. E anzi dovremmo dire che, se anche, come noi faremo tra qualche mese, in tutta Italia si disponesse perl'eliminazione delle province dalla Carta costituzionale, sarebbe comunque possibile la presenza delle province testualmente in alcuni di questi, o anche in tutti questi statuti speciali, perché questo è il significato dell'autonomia differenziata.

Quindi, qui viene proposta, più che altro, una questione di opportunità un po’ dissimulata da questione costituzionale. Sull'opportunità discuteremo nel merito.

C’è stato il tentativo continuo di parlare di quel che ha fatto il consiglio regionale nella sua disposizione, nella sua riforma di riorganizzazione delle autonomie locali, ma per rispetto a quell'autonomia qui dentro non se ne dovrebbe parlare.

Dobbiamo anche dire che già oggi lo statuto del Friuli Venezia Giulia dà la possibilità al consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia di disporre come vuole, con la massima libertà, rispetto al tema dell'ordinamento delle autonomie locali, ecco perché respingeremo le questioni sospensive.

Le disposizioni degli statuti speciali – è molto chiaro qui, non c’è nessun sovvertimento – sono poste senza distinzione, sullo stesso piano delle disposizioni costituzionali, ma non di tutte le disposizioni costituzionali; sono fatti salvi i principi supremi, sono fatti salvi senz'altro i principi fondamentali dell'unità della Repubblica, e noi questi, con questa legge, non li tocchiamo.
Per questo motivo, la procedura che abbiamo scelto in Commissione e che confermeremo in Aula è assolutamente lineare, rispettosa delle competenze del Parlamento e della regione che ci propone il cambiamento del proprio statuto speciale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Roma, Aula della Camera, 2 febbraio 2016.

 

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