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Norme per favorire la trasparenza nei partiti e nei movimenti politici
L'intervento di Francesco Sanna nell'Aula della Camera, giovedý 26 maggio 2016

Discussione sulle linee generali del testo unificato delle proposte di legge: Disposizioni in materia di partiti politici. Norme per favorire la trasparenza e la partecipazione democratica (C. 2839 e abb.).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Sanna. Ne ha facoltà.   

FRANCESCO SANNA. Io non so, come dicono i colleghi di Sinistra Italiana, se esiste ancora una funzione promozionale del diritto che stiamo creando a favore dei partiti con questo provvedimento. Io penso di no, anzi. Non penso che con una legge si risollevi, diciamo così, la credibilità del sistema politico. Questa si risolleva con i comportamenti, con la comunicazione, con gli esempi delle persone che stanno nelle istituzioni e i comportamenti complessivi delle istituzioni stesse.

Tuttavia devo anche dire che quello che oggi noi discutiamo non è una proposta di legge ma è un testo elaborato dalla Commissione che sancisce un compromesso al ribasso, come è stato detto, tra il Partito Democratico e il MoVimento 5 Stelle. Intanto i protagonisti del dibattito sono stati tanti e sono state recepite nella nostra discussione opinioni che non erano quelle di partenza del Partito Democratico e non erano certamente quelle di partenza degli altri protagonisti di questo dibattito.

Ad esempio noi abbiamo rinunciato all'idea che proprio la funzione premiale di riconoscimento al soggetto partito di una particolare dignità, che l'articolo 49 della Costituzione gli attribuisce, potesse arrivare al punto di dire che o si assumevano tutti gli obblighi propri del metodo democratico svolto all'interno della forza politica oppure quella forza politica non era capace, perdeva, in una sorta di capitis deminutio maxima, la possibilità di accedere al confronto elettorale. Questa è stata una rinuncia che ha fatto il Partito Democratico ascoltando le migliori opinioni dell'accademia ma anche ascoltandosi e ascoltando il dibattito politico. Quindi non è un compromesso al ribasso.

È l'idea però che si evita da una parte di disconoscere che per molti decenni la lunga coda della polemica costituzionale sulla necessità o meno di entrare nella vita interna dei partiti e di garantire loro nel dispiegamento della loro vita una possibilità di vedere sanzionato un comportamento antidemocratico potesse durare ancora oggi. Abbiamo rifiutato questa prospettiva e nemmeno però abbiamo ritenuto, anzi abbiamo evitato, il rischio della sovrapposizione arbitraria dei piani cioè abbiamo scelto di dare una forma giuridica all'indicazione costituzionale, ma abbiamo dato una versione concreta, un significato minimo, ma, ripeto, concreto e comprensibile al metodo democratico evocato dall'articolo 49 e lasciamo tuttavia un grande spazio all'autodeterminazione delle regole, all'autogoverno della vita interna di partiti e movimenti.

Lo voglio dire a chi da sinistra ha criticato questo testo dicendo, ad esempio, che dovevamo accettare la discussione e la prospettiva di introdurre degli obblighi di legge sulle incompatibilità tra ruoli nei partiti e ruoli nelle istituzioni. Io mi permetto di dire che questo è un dibattito aperto e ciascuno lo regola come vuole e come può. Il mio partito lo regola stabilendo delle incompatibilità ma il mio partito, il Partito Democratico, è nato anche da una polemica contro la eterodirezione e la dissociazione tra quello che si fa nelle istituzioni e quello che si decide nelle stanze e nelle grandi anche stanze dei partiti e oggi il tema non è eliminare la coincidenza tra la leadership politica e la leadership istituzionale che, per quanto mi riguarda, penso sia una conquista della democrazia moderna al punto tale che in tutte le democrazie moderne funziona così. Ma il tema vero è evitare la eterodirezione politica delle rappresentanze istituzionali da parte di chi sta fuori la rappresentanza istituzionale.

Dall'altra parte abbiamo risposto all'idea che questa sarebbe una legge fatta dai partiti contro i cittadini. Nella nostra concezione, quando noi parliamo di cittadini e li leghiamo ai partiti, non è per dire che i secondi sopraffanno i primi. I cittadini sono sempre i protagonisti dentro i partiti. I cittadini da soli però non contano nulla. Se non c’è un'organizzazione politica che si fa partito o movimento con qualsiasi altro nome della politica attualizzata al tempo in cui si vive, la solitudine del cittadino contro un potere, in qualsivoglia forma esso si manifesti, culturale, politico, istituzionale, economico è una solitudine che cade nella disperazione. L'esercizio politico dell'insieme, il passaggio dall’ «io» al «noi» in politica è il rifiuto della disperazione ed è la negazione della cittadinanza.

Noi diamo un contributo in questo senso con questa proposta di legge. Quindi la sequenza è sempre la seguente: cittadini che si fanno partito, che si fanno esercizio democratico per il governo delle Istituzioni della democrazia per determinare insieme, come dice la Carta costituzionale, la politica nazionale.

Per concludere alcuni nodi che abbiamo affrontato e non è che li abbiamo evitati, li abbiamo affrontati: il tema su chi finanzia la politica è un tema che in questa legislatura è stato declinato bene, secondo me, nella legge che ha abolito il finanziamento diretto pubblico dei partiti e lo ha trasformato in un finanziamento volontario dei cittadini alla politica dei partiti. Tuttavia dobbiamo sapere non solo chi finanzia ma anche chi e come governa un partito o il movimento che dir si voglia e chi governa le decisioni dei decisori.

Questo è un tema nuovo ed è posto da forme di organizzazione della politica come quelle che abbiamo visto recentemente esercitate dal MoVimento 5 Stelle nel caso Raggi, candidata sindaco al comune di Roma, dove noi abbiamo avuto una placida, patente e trasparente confessione che non solo i suoi collaboratori ma anche gli atti di alta amministrazione del sindaco della città Capitale d'Italia – stiamo parlando di Roma Capitale che ha dignità costituzionale – verranno non coadiuvati ma codecisi da un non meglio precisato staff del signor Giuseppe Grillo. Voglio dirlo al relatore: c’è un buco che dovremmo colmare nell'articolo 5 che riguarda la trasparenza dei partiti.

Non basta più dire: diteci qual è il vostro statuto, come assumete le vostre decisioni. Dobbiamo riuscire a far dire nella piena trasparenza, che però riconosco che il MoVimento 5 Stelle già manifesta cioè non si vergogna ad affermare queste cose in maniera trasparente sul suo sito Internet, quindi non c’è alcun nuovo obbligo, ma dovremmo anche dire e far dire che cosa e chi, quale organismo e quali persone impongono atti e negozi giuridici, anche con sanzioni economiche, alle rappresentanze istituzionali dei partiti. Questo è un modo di, in qualche modo, non voglio dire, plagiare, ma, sicuramente, di coartare la volontà delle rappresentanze istituzionali.   

Vorrei concludere, dicendo che poi ci sono delle cose nel dibattito politico che appartengono solo alla propaganda. È stato detto dall'onorevole Toninelli che noi avremmo negato nella discussione in Commissione di introdurre alcuni elementi di trasparenza che riguardano il finanziamento delle fondazioni e da parte delle fondazioni ai partiti e alle attività dei partiti.

Per quanto riguarda il primo punto, e veramente concludo, Presidente, vorrei ricordare che quello che il MoVimento 5 Stelle voleva porre in termini di trasparenza sarebbe stata una sostanziale depenalizzazione di quanto oggi è vietato con una pena che va dai sei mesi ai quattro anni di reclusione, perché oggi non è possibile per la pubblica amministrazione, gli enti pubblici, le società con capitale pubblico superiore al 20 per cento o società anche con minor capitale pubblico, ma sostanzialmente controllate da queste, ferma restando la loro natura privatistica, finanziare un partito, un gruppo parlamentare o una loro articolazione.

Noi vogliamo mantenere la norma penale, loro volevano la trasparenza, o l'uno o l'altra, se volete depenalizzare il finanziamento, che noi riteniamo ancora giustamente illecito, da parte di questi enti della politica, ditelo, noi vogliamo mantenerlo nell'area della illiceità. Da un altro punto di vista c’è un tema che riguarda le fondazioni che è stato posto pienamente dal Partito Democratico; nella conversione in legge del decreto Letta siamo stati noi che abbiamo chiarito quali sono le fondazioni che hanno gli stessi obblighi di trasparenza e abbiamo detto chiaramente che sono quelle che vedono la nomine da parte di organismi politici, ma anche il semplice cofinanziamento di attività in una misura superiore al 10 per cento del bilancio di quelle fondazioni, sia a favore dei partiti, sia a favore delle loro correnti, sia a favore di singoli rappresentanti nel Parlamento e nei consigli regionali.

Non abbiamo visto proposte alternative a questa definizione che è già legge dall'inizio del 2014. Noi completiamo ciò con la disposizione che è stata riformulata dal relatore nell'ambito della nostra discussione. Io penso che, alla fine, abbiamo compiuto un passo piccolo, ma importante per realizzare, 70 anni dopo, in termini di legge ordinaria, il dettato della nostra Carta costituzionale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Roma, Aula della Camera, giovedì 26 maggio 2016, h.12:48

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