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La riforma costituzionale realizza il mandato degli elettori del centrosinistra
Francesco Sanna ha scritto un breve saggio per L'UnitÓ

Perché la riforma Boschi ha realizzato il mandato degli elettori democratici

Ha ragione Arturo Parisi, il testo sottoposto a referendum è nel solco dell’Ulivo

Le elezioni politiche del 2013, ancor più dopo la sentenza 1/2014 della Corte Costituzionale che ha sancito l’illegittimità della legge elettorale, hanno fatto emergere specie tra gli elettori del centro-sinistra,  una domanda che, per farla semplice potrebbe dirsi così: chi vi autorizza a cambiare la Costituzione?

Mentre nelle legislature precedenti era implicito che il Parlamento potesse intraprendere la revisione costituzionale, oggi tra le critiche – anche in forma dotta – di chi dissente sulla riforma, ve ne è una più radicale che contesta la mancanza di un’investitura preliminare degli elettori a cambiare la Carta fondamentale.

Normalmente, la risposta che diamo si fonda sulla natura straordinaria del momento politico, il discorso di insediamento di Giorgio Napolitano, il dovere di dimostrare che il Parlamento aveva la capacità di fare le riforme, l’assunzione del tema quale punto programmatico dei Governi Letta e Renzi. Ma è chiaro che tale risposta non soddisfa la domanda di coloro che pretendono l’investitura costituente, ritenendo che non vi sia mai stata. Se non si risponde bene si rischia di subire l’accusa di usurpare una funzione che non si possiede ed il conseguente “not in my name“.

E’ allora importante, per chi non voglia eludere nessuno dei temi che si discutono nella campagna referendaria, andare a riprendere brevemente cosa  proponevano gli ultimi programmi del centrosinistra. Anzitutto per rintracciare in essi (se vi era) il “mandato” a riformare la Costituzione. E poi vederne più da vicino coerenze e distanze con il testo approvato, e magari trovarvi idee e motivazioni per il proprio voto nel referendum confermativo.

(Leggi tutto su L'Unità)

Da L'Unità Online del 3 settembre 2016

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