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Le assenze in Consiglio, Legge statutaria: una festa senza santo ( di Salvatore Cubeddu)
L'articolo di fondo su L'Unione Sarda

Le assenze in Consiglio, Legge statutaria: una festa senza santo

di Salvatore Cubeddu ( L'Unione sarda 13 febbraio 2007)

Non ce l'ha fatta ancora, la legge statutaria che ? al dibattito in Consiglio regionale, ad emergere all'attenzione del popolo sardo. Non ? riuscita a superare nell'audience i tre "non possumus" della scorsa settimana politica italiana: quello dei vescovi ai pacs, quello dei sei ambasciatori per l'Afganistan, quella del governo agli ingordi interessi del calcio.

 Forse non poteva farcela, nonostante il lodevole impegno di ben quarantacinque intervenuti. Per il clima in cui ha preso l'avvio, dopo la settimana dell'occupazione. In aula ? mancata talora la presenza fisica di molti consiglieri e, fatto strano dato l'argomento, si ? notata l'assenza del presidente.

Una festa senza santo, dunque. Perch? dovremmo rimproverare al popolo la tiepidezza della propria "devozione" se gli stessi "officianti" non dimostrano la loro passione? Come prevedibile, il presidenzialismo ? diventato argomento debordante, per come ? stato proposto e per come viene praticato. La partecipazione popolare, tramite referendum accessibili ed il rafforzamento degli organismi di garanzia, potrebbe temperarlo.

Lo stesso Consiglio regionale, possibile nostro Parlamento nel nuovo Statuto, trarrebbe indubbi vantaggi da un Consiglio delle Autonomie realmente rappresentativo del territorio e dotato di poteri decisionali su materie significative di un federalismo interno. Come pure andranno arricchiti i connotati costituzionali che derivano dalla specificazione etno-nazionalitaria del popolo sardo. Come gi? hanno fatto i popoli del Galles e della Scozia nel Regno Unito, i Catalani in Spagna, il Quebec in Canada. Visto che si ? deciso di passare all'esame degli articoli, bisogner? avere presente che ogni tema, ora di nostra competenza, che venisse rimandato allo Statuto, dovr? passare tra le maglie del Parlamento italiano.

Si apre un problema di maturit? e di responsabilit?. Se non riusciamo a trovare un buon accordo, o non osiamo affermare quello che vogliamo, e che ci spetta, quando siamo tra noi, mentre scriviamo le nostre leggi, cosa possiamo pretendere allorch? ci toccher? affidarci alle decisioni degli altri? Che ci direbbero: perch? non l'avete deciso voi? Tutti sappiamo che non ? un atto qualunque quello che ha avuto inizio nel nostro Consiglio regionale. In qualsiasi modo sia iniziato, comunque vada a finire. Perch? ? l'ora delle decisioni e siamo al traguardo di un lungo percorso. Per il sardismo, arrivato debole e diviso a questo ulteriore appuntamento della storia. Per la sinistra, che dir? infine se ? seriamente "federalista" e sarda o statalista e basta. Per il nucleo duro della destra, che ancora non ha esplicitato ci? che aveva osato con la Costituente. E per il centro, sempre incerto tra coraggio ed adattamento.

Se il nazionalitarismo sardo, di tutti i punti cardinali, non si mette insieme in questa fase costituente, quando mai potr? farlo? Ma, negli atti di questi nostri ottanta concittadini, potrebbero anche confluire le idealit? e le speranze dei migliori uomini della nostra storia, gli eventi che hanno segnato le aspirazioni ad una nostra libert?, la dignit? ed i diritti dei sardi come popolo.

Lo spirito di parte non pu? far mancare ai Costituenti l'incoraggiamento fatto di empatia e di fiducia. In questo momento le contrapposizioni dovrebbero lasciare spazio alla fratellanza, ad un comune sentire, allo spirito di appartenenza.

13/02/2007


 
 

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