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A proposito del Referendum sulla Legge elettorale di Camera e Senato: di Francesco Sanna
Il ''Porcellum'' sembra non avere pi? padri

E’ possibile che la legge elettorale con la quale abbiamo eletto Camera e Senato (il cosiddetto “Porcellum”) non abbia più padri ?
Cittadini espropriati della possibilità di scegliere la rappresentanza politica. Una ristretta oligarchia di vertici politici che – volente o nolente – sceglie i parlamentari. Leader di partito che possono candidarsi ovunque e determinare in concreto, con il meccanismo delle opzioni a catena, decine di singole assegnazioni di seggi, premiando o punendo secondo simpatia e fedeltà. Maggioranze diverse in ciascuna delle Camere, e conseguente ingovernabilità del Paese.

Chi ha voluto tutto questo (la maggioranza di centro destra della scorsa legislatura) non è mai esistita, o ha avuto un ripensamento così repentino e riscattante da far dimenticare una evidente responsabilità ? A me, non sembra.

Ho criticato duramente il Porcellum durante la campagna elettorale. Mi è piaciuta l’idea di promuovere il referendum per porre con forza ed in tempi certi la questione al Parlamento.

Però mi chiedo: che ci fanno Gianfranco Miccichè, Gianni Alemanno, Peppino Calderisi, Marco Taradash, Gustavo Selva, Renato Brunetta ed il mio amico Michele Cossa nel comitato promotore del referendum ? Si tratta di parlamentari che hanno dato un contributo determinante alla approvazione di una legge che oggi, pochi mesi dopo, chiedono venga cancellata dal popolo, senza nessuna spiegazione.

C’è qualcosa che non quadra anche nelle opinioni sul sistema che verrebbe fuori se la domanda referendaria fosse approvata. Eliminate le candidature multiple, rimarrebbero gigantesche circoscrizioni (vedi alla voce: rapporto con gli elettori), listoni di candidati senza possibilità di scegliere tra loro ( vedi alla voce: restituire potere ai cittadini), mercatini delle vacche tra forze politiche non omogenee per costruire liste fatte per vincere ed attribuirsi il premio di maggioranza, ma non certo per governare (vedi alla voce: un voto per la rappresentanza, un voto per il governo).

Allora: il referendum serve, ma solo a rafforzare la determinazione del Parlamento a definire una buona legge elettorale. Sul merito, la discussione è da approfondire, con il contributo di tutti.

Intanto, ecco la lettera che Gianmario Demuro, Franco Bassanini ed altri costituzionalisti italiani avevano scritto a Giovanni Guzzetta, presidente del Comitato promotore, motivando la loro uscita dal Comitato con argomenti che condivido completamente.

Questi argomenti critici non tolgono validità al fatto che il referendum serva come stimolo al legislatore, ma la responsabilità di riscrivere la legge elettorale sia fondamentalmente in capo al Parlamento.

Francesco Sanna, 29 maggio 2007

 

Caro Guzzetta,

come sai abbiamo partecipato alla costituzione del Comitato promotore del referendum sulla legge elettorale nella convinzione che esso rappresentasse uno strumento utile per stimolare i gruppi parlamentari ad affrontare la questione della riforma elettorale.

Come te, pensiamo infatti che la legge elettorale approvata dalla maggioranza di centrodestra sul finire della scorsa legislatura sia di gran lunga la peggiore della storia della Repubblica: consegna la scelta dei parlamentari nelle mani delle segreterie dei partiti, sradica gli eletti da un rapporto diretto con le comunità territoriali, impedisce la formazione di maggioranza salde e coese, aumenta la frammentazione partitica, condanna il Paese ad una sostanziale ingovernabilità.

Abbiamo tuttavia  fin dall’inizio sottolineato che la legge elettorale che uscirebbe dal referendum non risolverebbe di per sé nessuno di questi problemi. Che dunque il referendum doveva essere inteso come un modo per aprire il dibattito, non per chiuderlo con una soluzione quasi altrettanto pessima di quella offerta dalla legge che col referendum si vuole abrogare.

Abbiamo purtroppo dovuto constatare che questa convinzione non è condivisa da un buon numero di componenti il Comitato promotore del referendum elettorale. In esso infatti sono confluiti – da te invitati e sollecitati – molti esponenti politici che hanno voluto, votato e sostenuto la legge elettorale in vigore. Molti tra di loro hanno detto di volere considerare la legge che potrebbe sortire dal referendum come una legge elettorale accettabile se non ottimale. In vari momenti è sembrato che anche tu condividessi questa opinione.

Il nostro dissenso rispetto a queste posizioni è radicale; ed è crescente la nostra preoccupazione rispetto agli effetti che un successo del referendum potrebbe determinare.

Con rammarico ma con forte convinzione siamo dunque costretti a comunicarti le nostre dimissioni dal Comitato promotore del referendum sulla legge elettorale.

Franco Bassanini, Gian Mario Demuro

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