iscriviti alla newsletter scrivi a Francesco Sanna
La riforma della legittima difesa
Francesco Sanna ha diffuso su facebook alcune note di commento al recente provvedimento approvato dalla Camera
Di seguito alcune annotazioni su come è andato l’iter legislativo della riforma della legittima difesa, che tanto sta facendo discutere e tante critiche raccoglie. Con una precisazione. Non avendo partecipato alla redazione dei testi e non facendo parte della Commissione Giustizia, dove è avvenuto gran parte dell’iter legislativo, e non essendo intervenuto nel dibattito in Aula, potrei far finta di niente sia sulle critiche, sia sulla discussione. Ma poiché ho un modo esigente di pensare alla responsabilità parlamentare, preferisco discutere e magari farmi convincere dalle critiche. Oppure convincere i critici.
 
COSA E' E COME FUNZIONA LA LEGITTIMA DIFESA OGGI 
 
La “legittima difesa”, disciplinata dall’ articolo 52 del codice penale, è una sorta di diritto alla “autotutela” che l’ordinamento giuridico italiano riconosce ad un cittadino nel caso in cui si ritrovi in una improvvisa situazione di pericolo imminente (per sé o per altri) da cui è necessario difendersi e non sia possibile rivolgersi all’ autorità pubblica per ragioni di tempo e di luogo. L'istituto della legittima difesa si colloca tra le cause di giustificazione del reato e trova il suo fondamento nella necessità di autotutela della persona che si manifesta nel momento in cui, in assenza dell'ordinaria tutela apprestata dall'ordinamento, viene riconosciuta entro determinati limiti una deroga al monopolio dello Stato dell’uso della forza. La disciplina generale della legittima difesa è contenuta nell’ articolo 52 del codice penale e per la precisione nel primo comma, che stabilisce i requisiti in presenza dei quali è esclusa la punibilità. Tali requisiti sono: l’esistenza di un diritto da tutelare, proprio o altrui; la necessità della difesa; l’attualità del pericolo; l’ingiustizia dell’offesa; il rapporto di proporzione tra difesa e offesa. 
 
Mediante il riferimento all’articolo 614 del codice penale (che punisce la violazione di domicilio), la legge n. 59 del 13 febbraio 2006 ha poi aggiunto all’articolo 52 dello stesso codice un secondo e un terzo comma, introducendo la cosiddetta “legittima difesa domiciliare” (o “legittima difesa allargata”), stabilendo il diritto all’autotutela non solo in un negozio o in un ufficio, ma anche in un domicilio privato. A questo scopo è autorizzato l’uso di “un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo” per difendere “la “propria o altrui incolumità” o i “beni propri o altrui”. In questo secondo caso, le condizioni sono che il reo non abbia desistito dall’azione illecita e che sussista il pericolo di aggressione. In presenza di queste condizioni, è stata introdotta una sorta di presunzione legale del requisito di proporzionalità tra difesa e offesa. L’articolo 55 del codice penale definisce invece il caso di un eccesso colposo della legittima difesa, che si verifica quando pur non essendoci la volontà di commettere un reato (normalmente si tratta di lesioni gravissime determinate dal ferimento dell'aggressore o di omicidio, determinato dalla sua uccisione)  viene meno proprio il requisito della proporzionalità tra difesa e offesa, in base ad una errata valutazione colposa della reazione difensiva. La valutazione dell’accaduto è rimessa così al giudice, che terrà conto di una serie di circostanze oggettive: l’esistenza di un pericolo attuale o di una offesa ingiusta, i mezzi di reazione a disposizione dell’aggredito e il modo in cui ne ha fatto uso, il bilanciamento tra l’importanza del bene minacciato dall’aggressore e del bene leso da chi reagisce.
 
 
LA PROPOSTA DI MODIFICA
 
Periodicamente, episodi di cronaca cruenti alimentano il tentativo di alcune forze politiche di soffiare sul fuoco agitando il tema della sicurezza per guadagnare facili consensi. Un tema delicato come questo, che implica l’uso delle armi da parte di chi, minacciato, legittimamente rivendica la possibilità di difendersi in casa propria, richiede però un grande equilibrio, per assicurare questo diritto senza cadere su un piano privo di regole che rischierebbe di produrre una “licenza di uccidere” non accettabile in un paese civile come il nostro. Tale equilibrio è stato perseguito dal Partito Democratico nel corso dell’iter alla Camera di questo provvedimento, che per garantire ulteriormente la posizione di chi esercita il diritto di autodifesa interviene proprio sull’articolo 52 del codice penale specificando che si considera legittima difesa la reazione ad una aggressione in casa, in negozio o in ufficio commessa di notte o all’introduzione con violenza, minaccia o inganno, e sull’articolo 59, che riguarda la disciplina dell’errore, stabilendo che la colpa di chi reagisce per autodifesa deve essere sempre esclusa quando l’errore è conseguenza del grave turbamento psichico causato dalla persona contro la quale è diretta la reazione. 
 
Naturalmente, proprio per evitare ogni tipo di arbitrio o anche che possano consumarsi veri e propri omicidi dolosi, in ambito familiare, magari premeditati e ‘mascherati’ da legittima difesa, la norma continua a prevedere che debba esservi, in ogni caso, la valutazione del caso concreto da parte del giudice. Sempre per iniziativa del PD, per chi viene prosciolto o archiviato nei casi di legittima difesa viene riconosciuto il diritto al rimborso delle spese legali sostenute. 
 
IL CONTENUTO DELLA PROPOSTA DI LEGGE DEL PD
 
Partendo dal presupposto che il secondo comma dell’articolo 52 del codice penale dà già una importante e significativa risposta all’esigenza di tutelare chi si trova nella propria abitazione o attività commerciale, l’obiettivo della proposta di legge è quello di dare a questo soggetto ulteriori garanzie. A tale scopo, dopo il citato primo comma dell’articolo 52 se ne inserisce un altro che specifica come si debbano considerare legittima difesa la reazione ad una aggressione compiuta “in tempo di notte” ovvero la reazione in seguito all’ introduzione nei luoghi descritti dall’ articolo 614 del codice penale usando violenza alle persone o alle cose ovvero con la minaccia o l’inganno. Restano ovviamente fermi i criteri fissati al primo comma, a cominciare dall’ attualità del pericolo e dal rispetto della proporzione tra difesa e offesa. 
 
Una ulteriore modifica molto importante è quella che riguarda l’articolo 59 del codice penale (sulle “Circostanze non conosciute o erroneamente supposte”, le cosiddette “circostanze putative”). Viene infatti aggiunto un comma in base al quale nella legittima difesa domiciliare è sempre esclusa la colpa della persona legittimamente presente nel domicilio che usa contro l’aggressore un’arma legittimamente in suo possesso: se l’errore si verifica in situazioni comportanti un pericolo attuale per la vita, per l’integrità fisica, per la libertà personale o sessuale; se l’errore è conseguenza di un grave turbamento psichico e se questo turbamento è causato dalla persona contro la quale è diretta la reazione. Se, insomma, in condizioni di forte stress emotivo si percepisce una situazione “putativa” che rientrerebbe in tal caso in quanto previsto dal secondo comma dell’articolo 52 del codice penale, non vi può essere spazio per la responsabilità per eccesso di legittima difesa. Un punto fondamentale, su cui abbiamo molto insistito, è che la valutazione del caso concreto spetta sempre e comunque al giudice, escludendo ogni tipo di automatismo e considerando l’iscrizione nel registro degli indagati non solo un atto dovuto, ma una garanzia per l’indagato. 
 
Per questo motivo, è stato a tal proposito previsto il risarcimento delle spese legali per chiunque venga prosciolto o archiviato nei casi di legittima difesa (cosa che avviene oggi per il 90 per cento dei casi). In sintesi, l'intervento normativo punta a garantire da una parte la legittima difesa anche putativa, precisando il diritto dei cittadini alla propria tutela quando lo Stato non può intervenire tempestivamente e dall’altra chiarendo che non è concessa a nessuno alcuna sorta di “licenza di uccidere” un essere umano perché ha commesso o ha tentato di commettere una violazione di domicilio, fuggendo quando avverte la presenza del proprietario. In questi casi sarà consentita la difesa, ma nei rigorosi limiti della proporzione, “presunta” solo in presenza dei requisiti stabiliti dal secondo comma dell’articolo 52 del codice penale.
 
pubblicata su facebook il 5 maggio 2017